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Tre eventi per una riflessione
.....In tempi di esasperate discussioni intorno
alla 'didattica bassa' e alla 'didattica alta' (quelle discussioni, per
intenderci, da salotto, prive spesso di fondamento, ma sempre così inutilmente
appassionanti), assistere nel giro di una settimana a tre significativi
eventi musicali, che proprio con quelle due didattiche fortemente si connettono,
è stato come respirare una boccata d'aria fresca: non chiacchiere, ma
fatti.
Ed è stato un forte invito a riflettere sull'importanza di finalizzare
l'intervento educativo musicale al prodotto estetico che ne dovrebbe costituire
il nucleo fondante e motivante. A qualsiasi livello di apprendimento ci
si rivolga.
..... Dunque, vediamo …
Prima di tutto, gli eventi
.....Venerdì 17 maggio, ore 20.30, Padenghe
sul Garda, Saggio concerto degli allievi della locale Scuola Media ad
indirizzo musicale. Solito repertorio da saggio, anche un po' scontato
e, per la verità, poco incline a limitare i danni (inevitabili a quell'età)
di 'scrocchiate', 'svisate', 'stonate'. Poi, ad un certo punto, la svolta
che non t'aspetti, quando la piccola orchestra della seconda media esegue
"Relandia", brano premiato al Concorso di composizione per la scuola
di base dello scorso anno. Le intrinseche qualità artistiche e didattiche
del lavoro erano già state riconosciute dalla giuria, ma ora c'è il valore
aggiunto dell'esecuzione: intonata, questa, ed espressiva, convinta, partecipata.
Dietro le quinte, l'ottimo coordinatore del gruppo Emiliano Gusperti mi
sussurra all'orecchio del lavoro faticoso per realizzare l'esecuzione,
delle numerose prove, delle difficoltà degli incastri ritmici; ma io,
che con i bambini (anche con quelli più piccoli) ci lavoro da vent'anni
so che non si tratta solo di questo. La verità è che i bambini amano i
giochi difficili, coi quali potersi misurare e che garantiscono un risultato
tangibile e gratificante. E, in musica, la concretezza e la gratificazione
corrispondono alla compiutezza formale, al valore estetico. "Relandia"
non era un semplice esercizio tecnico e neppure una trascrizione sommaria.
"Relandia" era una vera composizione per bambini, pensata per loro,
tagliata sul loro livello strumentale e, soprattutto, formalmente chiara
e musicalmente significativa.
.....Questo vogliono, i bambini e i preadolescenti.
Altrimenti fuggono presto dal delirio dell'adulto che li pretende piccoli
incapaci o grandi precoci. Ne riparleremo.
.....Sabato, 18 maggio, ore 20, Brescia,
Auditorium S. Barnaba. Gabriele Manca, attuale docente presso il "Luca
Marenzio" della cattedra di Armonia e Contrappunto (cioè del livello
primario degli studi di Composizione) presenta una performance
integrata di musica elettronica e danza, realizzata dai suoi giovani allievi
ed interpretata in modo creativo e formalmente coerente dall'ottima danzatrice
Marina Tortelli. Una collaborazione, quella fra la Tortelli e la classe
di Composizione, che rappresenta prezioso antecedente sul quale costruire
finalmente una didattica del comporre libera dagli accademismi di comodo
e disposta a verificare di volta in volta la sua capacità di produrre
arte vera, frutto dello studio, della riflessione e dell'operatività individuale
e collettiva, senza preclusioni linguistiche ottuse e senza la paura di
esporsi e di rischiare. Con "Linee superfici", questi ragazzi ed il loro
insegnante hanno avuto il merito di proporre alla cittadinanza un lavoro
complesso, a tratti percettivamente ostico, ma di fattura indubbiamente
pregevole e appropriata alle finalità di espressione motoria e gestuale.
Un lavoro, soprattutto, in cui si leggeva con chiarezza la fatica e insieme
la gioia della ricerca e della sperimentazione. Con i suoni, sui suoni,
per i suoni e oltre i suoni. La gioia e la fatica di scoprirsi "compositori"
nel senso più autentico dell'invenzione e della comunicazione,
di analizzare e riconoscere i propri errori cercando la strada per correggerli
e per migliorarsi.
.....Questo vogliono i ragazzi e gli adulti
che s'iscrivono ai corsi di Composizione. E se gli viene dato subito sapranno
anche accettare i sacrifici e le rinunce che questo studio duro e appassionante
alla lunga impone. Altrimenti fuggiranno presto dall'insegnante togato
che, dall'alto delle ottave parallele e dei lavori in stile, li pretende
sordi nella curiosità e muti nell'espressione.
.....Sabato, 25 maggio, ore 10,30, Brescia,
Teatro Sociale. Domenico Clapasson, pianista docente di pianoforte principale
presso il "Luca Marenzio" e compositore da sempre per passione, presenta
ai bambini delle scuole elementari la sua opera di teatro musicale "Il
giardino del gigante", su libretto del musicologo Ottavio De Carli ricavato
da una celebre novella di Oscar Wilde. Il tema della gentilezza e dell'altruismo
vincenti sull'egoismo cattivo e prepotente è certo di quelli che possono
appassionare anche un bambino del 2002, ma il merito d'aver catturato
l'attenzione del pubblico infantile e di averlo entusiasmato ed avvinto
dall'inizio alla fine è tutto da ascrivere ad una confezione drammaturgia
curata nei minimi dettagli, dove luci, colori, oggetti scenici, recitazione,
canto, suoni strumentali ed elettronici hanno tutti una funzione precisa
ed un preciso significato. Bravi gli strumentisti in scena, bravi i cantanti
e il narratore, ben costruito il libretto e talmente sapiente la musica
nell'amplificare le atmosfere della favola e nel delineare i caratteri
dei personaggi da far passare in secondo piano un certo manierismo stilistico
e le diffuse concessioni al consumismo musicale infantile tipo Walt
Disney production. E, poi, anche in questo caso un 'valore aggiunto',
intelligente e decisivo: la presenza del coro di voci bianche "San Bernardino"
di Chiari, istruito alla perfezione, intonato, cristallino e soprattutto
capace di trasmettere al pubblico gioia di cantare, di divertirsi e di
far divertire, gioia di essere lì, sul palcoscenico, a dividere con gli
adulti professionisti la comune passione per la musica. Non è un caso
che il numerosissimo pubblico delle scuole elementari abbia proprio a
loro tributato un'autentica … standing ovation.
.....Questo vogliono i bambini quando assistono
ad un evento di questo tipo, spesso imposto dagli insegnanti e dalle famiglie:
entrare fino in fondo nella storia, immedesimandosi nei loro coetanei
che hanno la fortuna di essere dall'altra parte e fantasticando di essere
lì, al posto loro, come protagonisti della storia. Altrimenti si scocciano
e diventano irrequieti, rumorosi, tentando così di strappare agli altri
quell'attenzione che lo spettacolo non è in grado di attirare su di sé.
Dopo, la riflessione
.....Una trama di fili rossi sottili collega
i tre eventi, che abbiamo pur sommariamente descritto e commentato, ai
problemi troppo spesso banalizzati dell''alta' e della 'bassa' cultura.
Cercherò di districarne tre per risultare il più chiaro e diretto possibile.
- Le classi di Composizione dei Conservatori possono costituire un centro
di produzione musicale aperto alla ricerca e alla sperimentazione su
vari versanti, ivi compreso quello della composizione per i bambini
(brano strumentale, teatro musicale) e coi bambini (laboratorio
di creatività sonora). Basta che facciano lo sforzo di collaborare con
le classi di "Didattica della musica" per identificare i bisogni interni
o esterni all'istituzione e approntare le opportune strategie d'intervento.
- Gli insegnanti di strumento sono perfettamente in grado, se lo vogliono,
di lavorare coi loro giovanissimi allievi e di guidarli all'interpretazione
collettiva di opere anche impegnative e lontane, per stile e linguaggio,
dagli stereotipi dello studio strumentale tradizionale. Basta che assumano
un atteggiamento positivo e gratificante, fatto di sostegno tecnico
e di rinforzo motivazionale, e soprattutto credano fino in fondo nell'efficacia
educativa e formativa del contatto precoce dell'allievo con eventi artistici
completi, realizzati in un gruppo che stimola l'attenzione individuale
e l'ascolto reciproco, favorisce la precisione ritmica e induce l'operatività
mentale necessaria al controllo del fraseggio, delle dinamiche, dei
colori timbrici.
- Più bambini si avvicinano oggi allo studio di uno strumento, più
possibilità si daranno, un domani, di realizzare una fascia superiore
di studi numericamente ricca e qualitativamente alta. Organizzare spettacoli
per le scuole dell'obbligo che offrano la possibilità agli scolari di
vedere altri bambini suonare e cantare, e che magari li coinvolgano
direttamente nella trama dell'evento, può essere un primo, fondamentale,
passo di tale marcia di avvicinamento (da sostenere poi, è ovvio, con
piani mirati e qualificati di offerta formativa).
Conclusioni?
.....Se una ballerina, danzando nel giardino
di Relandia, si accorgesse di quel gigante che smania dal desiderio di
condividere la sua espressività così studiata nei minimi dettagli e lo
invitasse a partecipare attivamente alle gioie dell'arte, si otterrebbe
uno splendido spettacolo per bambini e per adulti, concepito dall''alto'
di una classe di Composizione e realizzato dalle fasce 'basse' dello studio
strumentale insieme ai loro insegnanti, in un clima di collaborazione
e di rispetto reciproco capace di trasfondersi nell'oggetto estetico e
di giungere al cuore e alla mente degli spettatori come messaggio forte
e chiaro di professionalità vivificata dal rapporto umano e dall'intento
creativo. Perché la vera didattica dell'arte non conosce 'alto' e 'basso',
ma solo stadi di apprendimento compenetrati e finalizzati all'espressione
cosciente e viva di sé.
Naturalmente, che questo sia un sogno ad occhi aperti lo conferma la pervicace
propensione di moltissimi Conservatori ad esaltare l''alto' e ad umiliare
il 'basso', negando agli allievi più giovani qualsiasi iniziativa musicale
d'integrazione formativa, spesso sostituita dalla meno faticosa metodica
dell'insulto e dell'umiliazione individuale.
Alla faccia dei fiumi d'inchiostro e delle brillanti esperienze di pedagogisti
e didatti di tutto il mondo (notoriamente gente da cui stare alla larga,
non sono mica musicisti, quelli …).
Con buona pace del compianto Sinopoli, che andò a dirigere un'orchestra
infantile nel centro america (forse non era musicista neppure lui …).
.....Ma i tempi sono maturi per la resa dei
conti. Chi si è dimenticato di essere stato 'basso' prima di diventare
'alto' rischia forte la sindrome del pigmeo, per cui ci aspetta
una splendida generazione di musicisti 'alti' completamente vuota di esperienze
musicali 'basse' importanti e significative, cioè priva di memoria estetica
profonda. Quindi musicalmente bassa.
Non c'è di che rallegrarsi molto, in effetti …
In effetti, c'è solo da sperare che, dal giardino di Relandia, giganti
e ballerine non si stanchino mai di lanciare i suoi fruttiferi semi.
Antonio Giacometti
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