Piero, il maestro che ho sempre sognato...

di Antonio Giacometti

29 settembre 2001. Ore 17. Al teatro San Carlino si sta allestendo il Convegno dedicato alla memoria di Ancilla e Paola Garbelli, animatrici teatrali scomparse quattordici anni fa in un incidente stradale.
29 settembre 2001. Ore 17. Al reparto di rianimazione dell'Ospedale Civile il maestro elementare Piero Morari è in coma irreversibile a seguito di un incidente stradale. Non ce la farà.
Come Ancilla e Paola, anche Piero si dedicava all'animazione teatrale con finalità educative.
29 settembre 2001. Ore 22.40. Al teatro San Carlino, nella sua relazione, il regista Silvano Agosti ironizza sulle valenze negative del sistema scolastico: condizionamento, inibizione della fantasia, castrazione del gioco libero. Parla, divaga e dilaga, in una sorta di performance teatrale, che mette sì il dito su una ferita sempre accusata da chi si occupa seriamente di didattica, ma con un fuoco polemico troppo generalizzante e indiscriminato. Un fuoco che con evidenza si è acceso lontano dai luoghi in cui, quotidianamente, centinaia d'insegnanti preparati e critici lottano per liberare energie creative e motivazioni alla conoscenza all'interno di un sistema ingessato, che stenta ancora oggi a riconoscere al bambino il diritto di vivere da protagonista la propria crescita umana e culturale.
Certo Agosti non poteva sapere che uno di questi insegnanti stava morendo a pochi chilometri da lui. E neppure sapeva che se fosse stato lì, tra il pubblico, quel gioco al massacro della scuola come luogo simbolico della negazione dell'infanzia non l'avrebbe accettato. Sarebbe intervenuto e con la sua solita pacatezza gli avrebbe dimostrato che nei territori complessi e contraddittori della pedagogia di tutto c'è bisogno fuorché delle semplificazioni ad effetto, anche se espresse con l'intento condivisibile di provocare.
Piero, il maestro che amava i bambini prima ancora che la sua professione. E li amava perché rispettava il loro essere bambini, cercando di valorizzarne tutta la voglia di esprimersi e di comunicare, l'entusiasmo di scoprire, l'impazienza di fare.
Piero, il maestro che aveva capito il ruolo educativo primario della musica e del teatro.
Piero, il maestro dalle mille penne nel taschino e dai mille progetti nella testa.
Piero, il maestro della mattina, del pomeriggio e della sera.
Il maestro della scuola, del centro sociale e delle tende di solidarietà.
Piero, il maestro dalle spalle di roccia, come la determinazione a non arrendersi mai. Piero, il maestro che ho sempre sognato …
Ciò che lascia in eredità questo insegnante, forse il più bello e solare che abbia mai conosciuto, è depositato nella memoria delle centinaia di bambini che con lui hanno vissuto una scuola diversa da quella oppressiva che può descrivere solo chi non s'impegna per cambiarla, reggendo il peso delle inevitabili sconfitte e traendo da queste la forza per mettersi in discussione e ricominciare da capo.
Addio, Piero, o forse solo ciao, perché da domani ogni bambino con cui condividerò la gioia di far musica avrà anche il tuo volto, insieme a quelli di Ancilla e Paola, il cui destino s'è intrecciato col tuo in un capriccioso gioco simbolico.
Anche a te, dopo quattordici anni, voglio dedicare quel frammento dell'epitaffio a Marie Bateson, una di quelle che dormono sulla collina:
"… il nocciolo interno è libertà,
è luce, purezza …
Per me è finita, trovate voi la meta o fallitela,
secondo la vostra visione."