Alcune riflessioni generali
Tentare, in Italia, una definizione del rapporto tra la figura professionale
del compositore e quella del didatta musicale in termini di contenuti
e di progettualità risulta alquanto problematico. Ciò soprattutto
perché tali figure sono storicamente separate da una sorta di terra
infertile, dove gli obiettivi estetici dell’una e quelli estetici
dell’altra non riescono ad integrarsi in humus capace di favorire
la crescita di un nuovo modello di educazione musicale, finalmente centrato
sulla produzione di senso e sulla consapevolezza del suo ruolo più
ampiamente educativo.
Testimonianza concreta di tale endemica aporia non è soltanto la
manifesta estraneità dei compositori professionisti (più
o meno acclarati e … acclamati) al mondo variegato e dinamico dell’educazione
musicale, ma pure l’assenza dai programmi di studio dell’aspirante
compositore di qualsiasi contenuto specifico riguardante gli aspetti tecnici
ed estetici della produzione musicale destinata all’infanzia e all’adolescenza,
così che i futuri laureati sono destinati a perpetuare l’eterna
spirale dell’ignoranza e del disinteresse.
In effetti, se si escludono casi, certo nobili, ma ancora troppo isolati
(basterebbe citare il lavoro appassionato e innovativo di un Porena o
di un Piazza, oltre a quelli più recenti di giovani compositori
impegnati a collaborare con insegnanti di scuole di vario livello e specificità),
ci rimane la figura, pedagogicamente alquanto limitata, del compositore
disponibile a scrivere una tantum opere destinate ad un pubblico di bambini
su richiesta di editori e impresari che fiutano il buon affare. Nulla
da eccepire, naturalmente. La produzione per bambini composta e suonata
dagli adulti è sempre esistita nella nostra cultura musicale e
non di rado ha lasciato preziose gemme di creatività. Ma la questione
su cui riflettere è un’altra, ed oggi si ramifica nei due
aspetti educativo-estetico ed educativo-relazionale. Il primo riguarda
essenzialmente i contenuti (musicali e non) della composizione, che andrebbero
mirati a sviluppare la consapevolezza dei processi simbolici sottesi alle
strutture musicali e alla loro organizzazione spaziale e temporale. La
specificità dello scriver musica per giovanissimi non si esaurisce
certo nei limiti imposti dal controllo del livello della tecnica strumentale,
delle complicazioni ritmiche e delle difficoltà degli incastri
d’insieme, ma richiede al compositore il possesso di quelle conoscenze
didattiche necessarie a rendere congruenti e accessibili i linguaggi,
chiaro il disegno formale, dialettico e coinvolgente il gioco delle parti,
avendo coscienza del fatto che la leggibilità stilistica ed estetica
dell’opera dipenderà il larga misura dal grado d’immedesimazione
dei ragazzi con ciò che stanno eseguendo. Proprio tale osservazione
rimanda all’aspetto relazionale implicato dall’atto stesso
del fare qualcosa insieme ad altri, che nel caso specifico del suonare
insieme assume la valenza di un complesso gioco di interazioni1, dove
ognuno deve sentirsi responsabile del proprio ruolo all’interno
di un ‘tutto’, il cui funzionamento non dipende solo da lui.
In questa attività, il giovanissimo strumentista acquisisce gradualmente
la capacità di stare alle regole, costruisce la piena autonomia
organizzativa e decisionale, impara a confrontarsi con gli altri e a collaborare
attivamente per la risoluzione di problemi. Un processo di crescita che
sembra affidato più alle competenze degli insegnanti coordinatori
e direttori dei gruppi che non a quelle dei compositori. Eppure le modalità
di scrittura di un pezzo possono incidere molto sulla sua efficacia nel
perseguire questo tipo di obiettivi: il riferimento ad una teatralità
esplicita o implicita, con il coinvolgimento di gestualità e voce,
la distribuzione intelligente delle parti principali e secondarie che
eviti il disequilibrio tra i ruoli dei singoli, l’impiego di parti
improvvisative o “aleatorie” in grado di stimolare il confronto
creativo tra piccoli sottogruppi, un’organizzazione complessiva
gestibile direttamente dai giovani strumentisti, senza l’intermediazione
di un concertatore, dovrebbero costituire tratti fondamentali di ogni
opera con finalità didattiche e richiedono conoscenze e abilità
precise, che attualmente il corso di composizione non fornisce.
La sperimentazione, che di seguito viene descritta nelle sue essenziali
linee metodiche, contenutistiche ed organizzative, è nata proprio
con l’intento di fornire un percorso di formazione in grado di colmare
tali lacune e può inserirsi coerentemente nell’ambito delle
recenti riformulazioni degli ordinamenti didattici imposte dalla riforma
dei Conservatori.
Il progetto modenese
Col sostegno di un finanziamento del MIUR, l’Istituto musicale pareggiato
“Orazio Vecchi” di Modena ha organizzato, per tutto l’A/A
2002-2003, un corso annuale di specializzazione sulla composizione destinata
a bambini e ragazzi ai primi anni dello studio strumentale. Aperto a diplomati
in composizione, canto e strumento, Il Master intendeva offrire ai partecipanti
l’opportunità di sviluppare o di rinforzare le competenze
tecniche e linguistiche necessarie alla composizione di brani d’insieme
strumentale e di performance teatrali con musica, curando in particolare
le valenze educative e formative degli eventi musicali elaborati. In tale
prospettiva, è stata predisposta una rete d’insegnamenti
atta ad integrare conoscenze di tipo scritturale ed improvvisativo in
contesti scolastici di vario livello, affidandoli a docenti impegnati
da anni in progetti didattici per la formazione musicale di base.
Il coordinamento e la supervisione scientifica è stata affidata
allo scrivente, in qualità di membro esperto del comitato tecnico-scientifico
dell’Istituto.
I diversi insegnamenti, che hanno coperto un totale di 128 ore di lezione,
articolate in due incontri mensili di otto ore ciascuno, da Ottobre 2002
a Maggio 2003, sono stati selezionati individuando delle aree di competenza,
ciascuna delle quali doveva contribuire alla migliore definizione delle
problematiche sottese alla finalizzazione didattica del percorso compositivo
e delle strategie atte a risolverle.
Per ragioni di chiarezza espositiva, si riportano di seguito i singoli
interventi previsti dalla programmazione generale (tra parentesi il docente
chiamato, le sue competenze e il monte-ore affidatogli)2, mentre i contenuti
specifici vengono accorpati nelle pertinenti aree di competenza.
- Gli strumenti, i loro problemi, le loro potenzialità: per
un impiego corretto ed espressivo delle articolazioni e dei colori (docenti
di strumento dell’Istituto “O. Vecchi” con esperienza
nel settore dell’insegnamento a bambini e preadolescenti; ex-allievi
dello stesso Istituto impegnati da anni nei corsi di propedeutica strumentale
o nelle Scuole Medie a indirizzo musicale; prof.ssa Francesca Tirale,
arpista e didatta impegnata da quasi un decennio nei “Corsi di
avviamento strumentale” della SIEM bresciana - 30 ore complessive
con interventi compresi tra le 2 e le 4 ore secondo la tipologia strumentale).
- Per un approccio creativo allo strumentario Orff (Giovanni Piazza,
compositore e didatta – 10 ore).
- La composizione del secondo Novecento nella didattica musicale: esempi
e proposte (Donatella Bartolini, docente di pedagogia musicale, ricercatrice,
didatta – 12 ore).
- Il contributo dell’altro: poliritmie, polimetrie, eterofonie
(Enrico Strobino, docente di scuola media, pubblicista, compositore)
- Minimal music: ripetizione, trasformazione e contrasto per l’interiorizzazione
dei principi compositivi primari (Mauro Montalbetti, compositore e animatore
musicale – 12 ore)
- Musica tonale: funzioni, colore e forma. Dalla scrittura nota contro
nota alla trama sonora areale (Antonio Giacometti, compositore e didatta
– 16 ore)
- Microjazz (Corrado Guarino, compositore e arrangiatore, docente di
musica Jazz – 8 ore)
- La trascrizione e l’arrangiamento (Vincenzo Mastropirro, docente
di scuola media a indirizzo musicale, compositore e trascrittore - 8
ore)
- L’impiego di software per la composizione e la notazione. Tecniche
di coinvolgimento attivo e creativo dei docenti nella realizzazione
dei brani (Amedeo Gaggiolo, esperto in informatica musicale, didatta
e pubblicista –10 ore)
- Uno sguardo all’esistente: analisi di testi e siti web italiani
e stranieri dedicati all’argomento (Amedeo Giaggiolo – 5
ore)
Area delle conoscenze strumentali
I docenti di strumento intervenuti hanno illustrato le caratteristiche
principali e le potenzialità timbriche ed espressive degli strumenti
facenti usualmente parte dei gruppi d’insieme scolastici (flauto,
oboe, clarinetto, corno, tromba, pianoforte, chitarra, arpa celtica, violino,
viola e violoncello). Le relazioni hanno sempre mantenuto un taglio operativo
ed esemplificativo, spesso avvalendosi della collaborazione attiva di
uno o più giovani allievi di diverso livello di preparazione tecnica.
Area delle tecniche e dei linguaggi
Questo gruppo d’interventi intendeva fornire ai corsisti un’adeguata
conoscenza dei sistemi linguistici, delle tecniche di elaborazione e dei
modelli formali/strutturali impiegabili nella composizione didattica.
I docenti hanno sempre avuto cura di evitare ogni impostazione accademica
e tecnicistica, agganciando gli argomenti a contesti operativi concreti
e sottolineandone le valenze educative e formative. Si è potuta
così realizzare quell’unitarietà degli interventi,
che ha permesso ai corsisti d’impiegare in modo integrato le conoscenze
acquisite fin dalle prime lezioni, realizzando brevi composizioni scritte
o progetti con finalità creative destinati a gruppi-classe.
Nello specifico, Donatella Bartolini ha affrontato l’impiego delle
strutture e dei gesti sonori della musica colta occidentale dal secondo
dopoguerra, ponendo l’accento sulla possibilità di coinvolgere
bambini di scuola materna ed elementare in attività di composizione
creativa legata alla ricerca sul suono come categoria significante. Dall’improvvisazione
come esplorazione timbrica vocale e strumentale alle prime forme di notazione
grafica non convenzionale, l’intervento ha sempre coinvolto i corsisti
in attività d’improvvisazione, di elaborazione, di ascolto
e di riflessione analitica.
Antonio Giacometti è partito dal concetto generale di “superficie
armonica” (e dalle sue possibili applicazioni didattiche) per introdurre
il tonalismo come sistema di rapporti armonici funzionali dotato di forti
valenze simboliche a matrice prevalentemente statico-dinamica. Si è
quindi dato un “al di qua” e un “al di là”
dell’armonia tonale, nel senso di una riserva limitata di suoni
in grado di produrre comunque accordalità e tonicalizzazione (un
suono viene assunto come punto di riferimento senza essere per questo
il primo grado della scala) o, al contrario, di “riserve”
complesse, come le scale ottatoniche, esatonali e cromatiche, la cui natura
fortemente tensiva tende ad offuscare il senso di tonica o a moltiplicarne
le possibili angolazioni percettive. Produzione individuale e collettiva,
lavori estemporanei di gruppo e analisi di performance realizzate sulla
base di una traccia del docente, hanno costituito le modalità operative
più frequentate.
A questi argomenti si è organicamente connesso l’intervento
sul minimalismo di Mauro Montalbetti, che ha sperimentato l’efficacia
didattica dell’applicazione dei principi di ripetizione e di variante
minima sia al suono in sé, sia a contesti armonici di tipo semifunzionale
e cromatico. Anche qui il coinvolgimento dei corsisti è stato garantito
dalle esercitazioni creative su consegna, senza trascurare il momento
dell’ascolto analitico di brani appartenenti agli autori più
significativi della corrente minimalista (Steve Reich, Philip Glass, Terry
Riley ecc…).
Giovanni Piazza e Corrado Guarino hanno rispettivamente affrontato il
linguaggio pentafonico, legato alle esperienze della Orff Schulwerk, e
quello jazz-blues, con le sue particolari conformazioni scalari e i suoi
manipolabili pattern armonici.
Area dell’improvvisazione
Nelle sue lezioni sull’impiego compositivo e didattico dei polimetri
e dei poliritmi africani, Enrico Strobino ha destinato ampio spazio alle
pratiche improvvisative di variazione su modelli dati, affrontando così
un argomento fondamentale per l’integrazione didattica dello specifico
lavoro di composizione, che pur privilegiando l’elaborazione scritta
di forme e strutture, dovrebbe sempre lasciar aperta una finestra all’intervento
creativo dei giovanissimi musicisti cui è destinato. Non è
quindi casuale che, a parte la scontata centralità del momento
improvvisativo nella trattazione sul jazz di Guarino, lo stesso argomento
sia stato toccato, con approcci diversi, da Giovanni Piazza (in linea
con la sua rilettura della metodica Orff) e da Donatella Bartolini (come
esplorazione strumentale, gioco aleatorio controllato e realizzazione
di partiture musicali d’azione).
Area del teatro musicale
L’allestimento di performance di teatro musicale per ragazzi richiede
al compositore sia l’approfondimento delle valenze drammaturgiche
delle tecniche e dei linguaggi impiegati, sia le competenze didattiche
necessarie per organizzare un lavoro compiutamente interdisciplinare,
in grado toccare gli aspetti fondamentali della formazione del giovane
musicista. In tale prospettiva, la programmazione del Master ha inteso
privilegiare quegli aspetti della teatralità musicale che non implicassero
una rigida separazione dei ruoli (l’attore, il musicista, il corista
ecc…), ma promuovessero la partecipazione globale dell’allievo,
sviluppandone in particolare la capacità di stare sulla scena e
la consapevolezza dei propri mezzi creativi e comunicativi. Questa forma
di “teatro del ritmo, della parola, del corpo e degli strumenti”
è stata estensivamente trattata da Enrico Strobino, tramite uno
stage di realizzazione collettiva di eventi e l’analisi in video
di alcune produzioni, ed è stata integrata anche negli interventi
di Mauro Montalbetti ed Antonio Giacometti.
Area dell’arrangiamento e della trascrizione
Riconosciuta l’importanza didattica di condurre i giovani strumentisti
alla conoscenza del più vasto repertorio colto e popolare, è
stata aperta una finestra sulle tecniche di base per l’adattamento
e la trascrizione di brani originariamente destinati ad organici diversi
da quelli praticabili in ambito scolastico. Questo particolare aspetto
del comporre è stato affrontato da Vincenzo Mastropirro, da lungo
tempo insegnante di strumento e coordinatore dei gruppi d’insieme
nella scuola media ad indirizzo musicale. Attraverso l’analisi di
numerose partiture, già verificate nella loro realizzabilità,
Mastropirro ha isolato le coordinate fondamentali della trascrizione e
dell’adattamento, fornendo preziosi e realistici consigli e proponendo
lavori da svolgere individualmente.
Per la natura stessa del genere trattato, Corrado Guarino ha invece svolto
percorsi di arrangiamento estemporaneo di standard jazzistici, coinvolgendo
i corsisti in elaborazioni di gruppo e suggerendo egli stesso le migliori
soluzioni.
Area dell’informatica musicale
Essendo venuta meno all’ultimo momento la presenza di Amedeo Gaggiolo,
esperto in informatica musicale che avrebbe dovuto trattare l’impiego
dei principali software per la composizione e fornire linee guida per
la ricerca in rete di materiali utilizzabili, questo pur importante aspetto
della preparazione di un compositore è stato solo parzialmente
affrontato da Antonio Giacometti, che ha illustrato in due lezioni le
modalità di scrittura musicale assistita tramite il diffuso programma
Finale 2002®.
Il Master è stato condotto a termine con profitto da 11 corsisti,
tutti strumentisti con più o meno lunghe esperienze d’insegnamento
alle spalle, ma senza una preparazione superiore nelle discipline compositive
fondamentali (armonia, contrappunto, strumentazione, tecniche di scrittura
della musica contemporanea). Ciò ha richiesto qualche aggiustamento
da parte dei docenti nelle modalità di approccio ai temi disciplinari
proposti, dovendosi puntare più sulla valorizzazione degli aspetti
applicativi che sull’approfondimento di contenuti tecnici specifici,
con apparente incongruenza rispetto alla denominazione stessa del progetto.
D’altra parte, l’assenza di compositori diplomati ha riconfermato
una diffusa mancanza d’interesse verso questa materia, principalmente
dovuta al fatto che lo studente in composizione, giunto alla fine del
suo iter scolastico, è indotto pregiudizialmente a credersi comunque
in grado di controllare senza ulteriori approfondimenti un lavoro considerato
“di serie B” rispetto alle complesse attività della
produzione accademica. Ci si è dovuti così ‘accontentare’
di corsisti, la cui riflessione sulle proprie lacune in un settore nevralgico
della preparazione professionale dell’insegnamento musicale ha portato
a cercare un’occasione di formazione completa e mirata e a viverla
con impegno e costanza (tutti hanno abbondantemente superato l’obbligatoria
frequenza del 70% del monte ore totale), nonostante il notevole sacrificio
del tempo personale e le soggettive difficoltà nella comprensione
di alcuni argomenti.
Completato il monte-ore con la lezione conclusiva del 08-06-2003, ai corsisti
è stato lasciato tempo fino alla fine del mese di marzo 2004 per
realizzare un brano strumentale o una performance integrata multidisciplinare
(teatro musicale), di cui avrebbero dovuto poi discutere i tratti compositivi,
le caratteristiche tecnico-strumentali e i sottesi obiettivi formativi
davanti ad una Commissione composta da almeno tre dei docenti del Master.
Oltre alle copie della partitura e ad una relazione scritta, riguardante
gli aspetti tecnico-compositivi e le finalità didattiche, i candidati
erano tenuti ad esibire un video con la ripresa del lavoro, eseguito da
gruppi costituiti per l'occasione o facenti parte di qualche realtà
scolastica pubblica o privata. L'età degli interpreti doveva essere
coerente rispetto alla destinazione assegnata al brano dal candidato compositore.
A parte due soggetti, che avevano palesato difficoltà nella registrazione
delle loro produzioni musicali con gruppi o classi scolastiche e ai quali
è stato eccezionalmente permesso di esibire una documentazione
su supporto informatico dietro leggera penalizzazione del punteggio di
valutazione, gli altri nove candidati hanno presentato testimonianze video,
alcune delle quali anche ben curate sul piano tecnico. I lavori, di stile,
forma e contenuto alquanto differenziati, erano sostanzialmente riconducibili
a x categorie:
- teatro musicale vero e proprio, con suddivisione tradizionale dei
ruoli tra esecutori musicali, voci recitanti e/o cantanti, gestualità
(danza, mimo). In questa categoria rientrano un’esperienza di
“continuità” tra scuola elementare e corsi di avviamento
strumentale di una scuola di musica basata su un brano del Marcovaldo
di Italo Calvino (Il giardino dei gatti ostinati) e una fiaba musicale
(Il sarto di Gloucester di Beatrix Potter) per gruppo di giovani strumentisti
e cori di bambini e adulti con voce recitante: la produzione di questo
lavoro, scritto ‘a quattro mani’ da due corsiste, è
il risultato di una collaborazione tra diversi livelli di corsi musicali
per bambini, adolescenti, adulti ed anziani organizzati da un’Associazione
privata.
- Teatro musicale integrato, in cui i giovani musicisti assumono contestualmente
ruoli diversi, impegnandosi nell’esecuzione strumentale, ma anche
nel canto, nella recitazione e nel movimento. Gli esempi di questo tipo
di teatralità ‘totale’ comprendono, oltre un elementare
Teatro del ritmo di ascendenza strobiniana, destinato ad allievi del
primo corso di ‘Solfeggio’, una micro-opera video (Spot),
interpretata da bambini di scuola elementare studenti di strumento e
musica d’insieme presso una struttura privata, un’esperienza
collettiva di drammatizzazione sonora per voci e strumentario didattico
realizzata in una scuola materna comunale (Canzone del circo), un lavoro
di gestualità strumentale e vocale per bambini dei corsi propedeutici
di un Istituto musicale (Urlo di mamma, racconto per l’infanzia
di Jutta Bauer), nonché una sorta di happening musicale per bambini
ed adolescenti, non necessariamente studenti di strumento tradizionale,
in cui la composizione nasce estemporaneamente da stimoli sonori, grafici
o gestuali mirati a sollecitare la creatività individuale e collettiva
nella prospettiva del superamento di rigide divisioni tra compositore,
esecutore e fruitore di eventi musicali (Risonanze emotive).
- Brani di musica ‘pura’ per ensemble strumentale, destinati
a gruppi d’insieme omogenei o misti (anche con voci e coro) di
livelli diversi quanto a competenza esecutiva: dai semplici Tre pezzi
brevi per flauto e chitarra, alla più impegnativa Suite per archi
principianti, che presenta alcuni problemi d’intonazione, fino
alle complesse astrazioni linguistiche di “Impressions musicales”
per undici esecutori e alla ‘sfida’ concertativa di una
serie di canzoni per grande organico e coro, su testi riadattati di
Sabina Colloredo (Il bosco racconta).
Il livello medio della qualità estetica e didattica si è
rivelato più che sufficiente (la media dei punteggi acquisiti
è stata di circa 75 su 100), ma va detto che la maggioranza dei
corsisti ha ritenuto di puntare più sulle implicazioni educative
del lavoro che sui suoi contenuti strettamente tecnici e linguistici,
evitando d’impiegare tecniche di scrittura e linguaggi di cui
non si sentisse ancora pienamente padrona.
Conclusioni
Si tratta con evidenza di una proposta che necessita di ulteriori aggiustamenti,
modificazioni e integrazioni (ci si è ad esempio accorti quasi
subito di una certa discontinuità tematica fra le diverse discipline
e, per converso, di alcune inutili sovrapposizioni contenutistiche, a
tacere delle mancanza di organicità nei criteri di presentazione
dei singoli strumenti) e che andrà opportunamente adattata ai contesti
nei quali verrà realizzata. A tal proposito, il ruolo che possono
giocare gli insegnanti di Composizione e quelli di Elementi di composizione
per la didattica all’interno delle rinnovate istituzioni conservatoriali
risulta decisivo, sia nell’opera di sensibilizzazione degli allievi
verso un ambito professionale destinato nei prossimi anni a svilupparsi
e specificarsi ulteriormente, sia nell’ideazione di proposte mirate
di formazione superiore in costante collaborazione con esperti del settore
pedagogico e didattico musicale.
Il dado è stato tratto. Ora bisogna solo vedere chi è interessato
a raccogliere la sfida e a rilanciare.
Antonio Giacometti
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