Indirizzo musicale nella scuola elementare
(riflessioni su un’esperienza)


Brescia Musica - 2003


In questo particolare momento storico della scuola pubblica italiana, che fra razionalizzazioni, tagli economici e incontrollati aneliti alla privatizzazione sembra soprattutto penalizzare le aree disciplinari espressive e non verbali, la riflessione su un’esperienza di educazione musicale concreta e innovativa può delineare un modello positivo d’impiego dei pur angusti spazi concessi all’autonomia scolastica attraverso la sorvegliata sinergia fra pubblico e privato.
L’esperienza in questione riguarda l’ampliamento dei contenuti formativi del vigente programma di Educazione al suono e alla musica per la scuola elementare con l’inserimento dell’insegnamento strumentale specifico e della musica d’insieme. Una sorta di “Scuola elementare ad indirizzo musicale”, che il Dirigente scolastico dell’Istituto Comprensoriale di Lumezzane S. Apollonio, dott. Biati, ha fortemente voluto, concertandone strategie didattiche e pianificazione organizzativa con i responsabili dell’Associazione Musicale lumezzanese “All’unisono” e cercando la collaborazione economica dell’Amministrazione civica locale. Nella prima realizzazione sperimentale del progetto sono state coinvolte tre classi quarte della Scuola elementare “Bachelet”, per un totale di 56 bambini, suddivisi in gruppi non superiori alle cinque unità per l’ora settimanale di strumento (chitarra, flauto traverso, clarinetto, violino e pianoforte) e riuniti nei gruppi classe di appartenenza per l’ora settimanale di musica d’insieme. Ciò ha consentito di realizzare un primo, importante obiettivo educativo, favorendo lo scambio socializzante tra allievi provenienti da classi diverse e rinforzando l’affiatamento dei gruppi già da anni abituati a lavorare insieme e a confrontarsi durante le ore curricolari.
Il gruppo degli insegnanti musicali era in costante contatto con le due maestre di classe, cui spettava il doppio compito di verificare la ricaduta scolastica dell’insegnamento musicale (in termini di comportamento, attenzione, apprendimento) e di mediare la comunicazione tra gli insegnanti di strumento e le famiglie, mentre un supervisore didattico garantiva il monitoraggio della sperimentazione, attraverso riunioni periodiche con i docenti ed interventi mirati nelle classi strumentali e di musica d’insieme.
Essendo la finalità del progetto quella di ampliare e direzionare in senso musicale specifico il programma di Educazione al suono e alla musica, l’insegnamento strumentale non si poteva limitare all’aspetto puramente addestrativo. La necessaria acquisizione delle tecniche di base (postura, movimento delle dita, controllo della respirazione) doveva porsi in relazione con lo sviluppo del pensiero creativo e fornire al bambino uno strumento di comunicazione emotivo-affettiva e razionale in grado di affiancarsi, potenziandoli, a quelli già oggetto di lavoro scolastico, come la narrazione scritta e orale, il disegno, il movimento espressivo. In questa prospettiva, la rinuncia alla tradizionale lezione individuale di strumento, che certo consente di curare con maggiore tranquillità la crescita tecnica dell’allievo, ha rappresentato ben più che una necessità di tipo organizzativo. Confrontarsi con un gruppo comporta infatti la necessità di convivere fin dal primo giorno con la diversità e aiuta l’insegnante a rinunciare subito ad intraprendere due percorsi altrettanto fuorvianti in un contesto scolastico primario: quello delle tappe d’apprendimento forzate per gli allievi in possesso di particolari attitudini e, al contrario, quello della demotivazione didattica verso allievi che rivelino più o meno marcate difficoltà d’approccio allo strumento. Così, superato il primo momento di smarrimento e di scetticismo (anche se qualche perplessità sulla formula collettiva permane anche a conclusione dell’intero ciclo di lezioni), si è cercato di finalizzare i diversi livelli di competenza strumentale di volta in volta raggiunti alla costruzione di minimi eventi musicali dotati di senso, coinvolgendo i bambini in un percorso creativo consapevole delle strutture linguistiche impiegate. Un percorso controllato e verificato nelle sue diverse fasi, che li ha resi gradualmente autonomi nelle scelte ed autodisciplinati nell’organizzazione concreta delle performance a loro richieste.
Se dunque gli obiettivi educativi correlati alla crescita tecnico-strumentale consistevano nello sviluppo della concentrazione e dell’attenzione, nella sollecitazione e nel controllo di una dialettica costruttiva rispettosa delle scelte e dei comportamenti dell’”altro” e nell’acquisizione dei tratti peculiari del linguaggio musicale, l’ora settimanale di musica d’insieme aveva la funzione di amplificarne la portata, inserendoli in un più ampio contesto di produzione, esecuzione e riflessione. Nell’incontro e nella reciproca fusione di timbri strumentali diversi, i bambini hanno potuto sperimentare concretamente la portata del loro contributo alla buona riuscita dei brani da costruire e da realizzare, a prescindere dal livello di abilità individuale raggiunto, mentre cresceva il livello di consapevolezza nell’impiego e nel riconoscimento delle strutture linguistiche fondamentali.
Come tutti i percorsi didattici in fase sperimentale, anche quello fin qui tracciato necessita di alcuni ripensamenti e aggiustamenti, ma i risultati delle verifiche periodicamente attuate dal coordinatore didattico e la buona riuscita del festoso concerto di chiusura hanno confermato la validità di alcune impostazioni di fondo, che dovranno continuare a distinguerlo dal tradizionale binomio lezione strumentale – lezione teorica, ancora oggi acriticamente applicato nella maggior parte delle scuole di musica (Conservatori compresi):

  1. Nucleo del processo didattico è il bambino e non lo strumento. La conseguente rinuncia ad impostazioni puramente addestrative non implica però il livellamento forzato degli obiettivi d’apprendimento, bensì l’armonica integrazione delle competenze di volta in volta individualmente raggiunte.
  2. Compito dell’educazione strumentale nella scuola primaria non è di forgiare musicisti precoci, ma di offrire a tutti i bambini alcuni mezzi espressivi adeguati alla loro età, creando un clima positivo di collaborazione e di scambio comunicativo.
  3. Il graduale apprendimento della lettura/scrittura musicale e dei minimi elementi grammaticali e sintattici non è oggetto di studio teorico, ma s’inserisce nel contesto della produzione e dell’esecuzione di eventi musicali compiuti, integrandosi in esperienze multidisciplinari che ne rivelino soprattutto gli aspetti simbolici.

La rispondenza delle famiglie alla sperimentazione s’è rivelata nel complesso positiva ed è stata comunque oggetto di un accurato monitoraggio da parte delle insegnanti curricolari, che hanno inteso soprattutto verificare il livello di partecipazione e di assistenza al pur minimo studio giornaliero dei figli. A tal proposito, va segnalato che, a partire dal mese di marzo, alcuni gruppi di bambini hanno cominciato a trovarsi per realizzare insieme gli esercizi e i pezzi proposti dai docenti come lavoro a casa. Un’iniziativa interessante, ulteriore dimostrazione del grado di affiatamento e di collaborazione raggiunto.
Il prossimo anno la sperimentazione verrà ampliata, coinvolgendo un’altra classe quarta e aprendo la rosa degli strumenti impartiti alle percussioni e al sassofono. L’intenzione è quella di mantenere la stessa strutturazione dell’anno precedente, in modo da poter allungare il raggio della verifica, ma certamente verrà introdotto un livello più complesso di attività pluridisciplinare (produzione collettiva di testi e musiche per la realizzazione di una performance teatrale) e sarà elaborato un percorso di ascolto analitico e di canto corale.
Indipendentemente dal fatto che questa sperimentazione costituisca ancora campo aperto di lavoro e di ricerca per tutti coloro che ne sono coinvolti, è importante che si cominci fin d’ora a pensare al futuro dei bambini che usciranno in quinta elementare con delle competenze specifiche e che verranno catapultati nella scuola media senza la minima garanzia della continuità. Per loro va pensato e proposto un progetto coerente, capace di coinvolgere e motivare gli insegnanti di educazione musicale e di proseguire, sempre meglio specificandolo, il cammino della formazione globale dentro la musica e attraverso la musica.

Associazione "All'Unisono" - Antonio Giacometti