In questo particolare momento storico della scuola pubblica italiana,
che fra razionalizzazioni, tagli economici e incontrollati aneliti alla
privatizzazione sembra soprattutto penalizzare le aree disciplinari espressive
e non verbali, la riflessione su un’esperienza di educazione musicale
concreta e innovativa può delineare un modello positivo d’impiego
dei pur angusti spazi concessi all’autonomia scolastica attraverso
la sorvegliata sinergia fra pubblico e privato.
L’esperienza in questione riguarda l’ampliamento dei contenuti
formativi del vigente programma di Educazione al suono e alla musica per
la scuola elementare con l’inserimento dell’insegnamento strumentale
specifico e della musica d’insieme. Una sorta di “Scuola elementare
ad indirizzo musicale”, che il Dirigente scolastico dell’Istituto
Comprensoriale di Lumezzane S. Apollonio, dott. Biati, ha fortemente voluto,
concertandone strategie didattiche e pianificazione organizzativa con
i responsabili dell’Associazione Musicale lumezzanese “All’unisono”
e cercando la collaborazione economica dell’Amministrazione civica
locale. Nella prima realizzazione sperimentale del progetto sono state
coinvolte tre classi quarte della Scuola elementare “Bachelet”,
per un totale di 56 bambini, suddivisi in gruppi non superiori alle cinque
unità per l’ora settimanale di strumento (chitarra, flauto
traverso, clarinetto, violino e pianoforte) e riuniti nei gruppi classe
di appartenenza per l’ora settimanale di musica d’insieme.
Ciò ha consentito di realizzare un primo, importante obiettivo
educativo, favorendo lo scambio socializzante tra allievi provenienti
da classi diverse e rinforzando l’affiatamento dei gruppi già
da anni abituati a lavorare insieme e a confrontarsi durante le ore curricolari.
Il gruppo degli insegnanti musicali era in costante contatto con le due
maestre di classe, cui spettava il doppio compito di verificare la ricaduta
scolastica dell’insegnamento musicale (in termini di comportamento,
attenzione, apprendimento) e di mediare la comunicazione tra gli insegnanti
di strumento e le famiglie, mentre un supervisore didattico garantiva
il monitoraggio della sperimentazione, attraverso riunioni periodiche
con i docenti ed interventi mirati nelle classi strumentali e di musica
d’insieme.
Essendo la finalità del progetto quella di ampliare e direzionare
in senso musicale specifico il programma di Educazione al suono e alla
musica, l’insegnamento strumentale non si poteva limitare all’aspetto
puramente addestrativo. La necessaria acquisizione delle tecniche di base
(postura, movimento delle dita, controllo della respirazione) doveva porsi
in relazione con lo sviluppo del pensiero creativo e fornire al bambino
uno strumento di comunicazione emotivo-affettiva e razionale in grado
di affiancarsi, potenziandoli, a quelli già oggetto di lavoro scolastico,
come la narrazione scritta e orale, il disegno, il movimento espressivo.
In questa prospettiva, la rinuncia alla tradizionale lezione individuale
di strumento, che certo consente di curare con maggiore tranquillità
la crescita tecnica dell’allievo, ha rappresentato ben più
che una necessità di tipo organizzativo. Confrontarsi con un gruppo
comporta infatti la necessità di convivere fin dal primo giorno
con la diversità e aiuta l’insegnante a rinunciare subito
ad intraprendere due percorsi altrettanto fuorvianti in un contesto scolastico
primario: quello delle tappe d’apprendimento forzate per gli allievi
in possesso di particolari attitudini e, al contrario, quello della demotivazione
didattica verso allievi che rivelino più o meno marcate difficoltà
d’approccio allo strumento. Così, superato il primo momento
di smarrimento e di scetticismo (anche se qualche perplessità sulla
formula collettiva permane anche a conclusione dell’intero ciclo
di lezioni), si è cercato di finalizzare i diversi livelli di competenza
strumentale di volta in volta raggiunti alla costruzione di minimi eventi
musicali dotati di senso, coinvolgendo i bambini in un percorso creativo
consapevole delle strutture linguistiche impiegate. Un percorso controllato
e verificato nelle sue diverse fasi, che li ha resi gradualmente autonomi
nelle scelte ed autodisciplinati nell’organizzazione concreta delle
performance a loro richieste.
Se dunque gli obiettivi educativi correlati alla crescita tecnico-strumentale
consistevano nello sviluppo della concentrazione e dell’attenzione,
nella sollecitazione e nel controllo di una dialettica costruttiva rispettosa
delle scelte e dei comportamenti dell’”altro” e nell’acquisizione
dei tratti peculiari del linguaggio musicale, l’ora settimanale
di musica d’insieme aveva la funzione di amplificarne la portata,
inserendoli in un più ampio contesto di produzione, esecuzione
e riflessione. Nell’incontro e nella reciproca fusione di timbri
strumentali diversi, i bambini hanno potuto sperimentare concretamente
la portata del loro contributo alla buona riuscita dei brani da costruire
e da realizzare, a prescindere dal livello di abilità individuale
raggiunto, mentre cresceva il livello di consapevolezza nell’impiego
e nel riconoscimento delle strutture linguistiche fondamentali.
Come tutti i percorsi didattici in fase sperimentale, anche quello fin
qui tracciato necessita di alcuni ripensamenti e aggiustamenti, ma i risultati
delle verifiche periodicamente attuate dal coordinatore didattico e la
buona riuscita del festoso concerto di chiusura hanno confermato la validità
di alcune impostazioni di fondo, che dovranno continuare a distinguerlo
dal tradizionale binomio lezione strumentale – lezione teorica,
ancora oggi acriticamente applicato nella maggior parte delle scuole di
musica (Conservatori compresi):
- Nucleo del processo didattico è il bambino e non lo strumento.
La conseguente rinuncia ad impostazioni puramente addestrative non implica
però il livellamento forzato degli obiettivi d’apprendimento,
bensì l’armonica integrazione delle competenze di volta
in volta individualmente raggiunte.
- Compito dell’educazione strumentale nella scuola primaria non
è di forgiare musicisti precoci, ma di offrire a tutti i bambini
alcuni mezzi espressivi adeguati alla loro età, creando un clima
positivo di collaborazione e di scambio comunicativo.
- Il graduale apprendimento della lettura/scrittura musicale e dei
minimi elementi grammaticali e sintattici non è oggetto di studio
teorico, ma s’inserisce nel contesto della produzione e dell’esecuzione
di eventi musicali compiuti, integrandosi in esperienze multidisciplinari
che ne rivelino soprattutto gli aspetti simbolici.
La rispondenza delle famiglie alla sperimentazione s’è rivelata
nel complesso positiva ed è stata comunque oggetto di un accurato
monitoraggio da parte delle insegnanti curricolari, che hanno inteso soprattutto
verificare il livello di partecipazione e di assistenza al pur minimo
studio giornaliero dei figli. A tal proposito, va segnalato che, a partire
dal mese di marzo, alcuni gruppi di bambini hanno cominciato a trovarsi
per realizzare insieme gli esercizi e i pezzi proposti dai docenti come
lavoro a casa. Un’iniziativa interessante, ulteriore dimostrazione
del grado di affiatamento e di collaborazione raggiunto.
Il prossimo anno la sperimentazione verrà ampliata, coinvolgendo
un’altra classe quarta e aprendo la rosa degli strumenti impartiti
alle percussioni e al sassofono. L’intenzione è quella di
mantenere la stessa strutturazione dell’anno precedente, in modo
da poter allungare il raggio della verifica, ma certamente verrà
introdotto un livello più complesso di attività pluridisciplinare
(produzione collettiva di testi e musiche per la realizzazione di una
performance teatrale) e sarà elaborato un percorso di ascolto analitico
e di canto corale.
Indipendentemente dal fatto che questa sperimentazione costituisca ancora
campo aperto di lavoro e di ricerca per tutti coloro che ne sono coinvolti,
è importante che si cominci fin d’ora a pensare al futuro
dei bambini che usciranno in quinta elementare con delle competenze specifiche
e che verranno catapultati nella scuola media senza la minima garanzia
della continuità. Per loro va pensato e proposto un progetto coerente,
capace di coinvolgere e motivare gli insegnanti di educazione musicale
e di proseguire, sempre meglio specificandolo, il cammino della formazione
globale dentro la musica e attraverso la musica.
Associazione "All'Unisono" - Antonio
Giacometti |