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MUSICA CONTEMPORANEA E EDUCAZIONE:
L'ALUNNO AL CENTRO DELL'ESPERIENZA |
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Una festa in cui viene rimandata ancora una volta quell'occasione di incontro "storico" fra la musica contemporanea e le modalità espressivo-musicali dei bambini (Delalande). È perciò importante che il dibattito su una pedagogia musicale collegata anche alle tematiche della musica contemporanea rimanga vivo e si confronti in modo permanente con i cambiamenti in atto, sia nei linguaggi sia rispetto al quadro sociale in cui tali linguaggi operano. Ciò permette innanzitutto di mantenere in vita e dare sviluppo a un approccio al suono - e alla sua organizzazione nel tempo - più aderente alle prime esperienze esplorative dei bambini. Un ripercorrere in qualche modo la rivoluzione avvenuta nel secondo Novecento, durante la quale i materiali si sono allargati all'infinito e alcune variabili "secondarie"del suono, quali il timbro e lo spazio, sono divenute strutturali, permettendo l'esplorazione di una molteplicità di nuovi procedimenti combinatori spesso assai più diretti e intelligibili rispetto a quelli del passato e che hanno determinato al contempo nuovi spazi di fruizione e nuove modalità di ascolto. Come sottolinea la curatrice del libro Anna Rita Addessi, attorno agli anni '70, vi è stato in Italia una sorta di sposalizio fra la sperimentazione musicale e quella didattica in cui la centrazione veniva spostata ((da una didattica dei contenuti [...] a una didattica delle strutture, del loro funzionamento e dei loro significati". Il libro si pone in continuità rispetto a tale approccio, ristrutturandolo al contempo sulla base delle nuove tematiche sia culturali sia psicopedagogiche. Vi è perciò una duplice finalità: da una parte (ri)aprire la riflessione su come la musica contemporanea possa essere utilizzata nell'educazione musicale nei diversi livelli e ambiti formativi, dall'altra far sì che si sviluppi una familiarità, una sensibilità, una curiosità e una capacità di lettura rispetto ai linguaggi musicali di oggi. Si tratta di una pubblicazione dal carattere prevalentemente operativo, le cui proposte o esperienze vanno dalla scuola materna a quella superiore e oltre, comprendendo inoltre tre saggi relativi alla propedeutica e alla didattica strumentale e uno sulle nuove tecnologie utilizzabili a scuola, toccando i diversi ambiti di attività: composizione, esecuzione, ascolto-analisi. Non manca però la riflessione teorica, a partire dal primo saggio redatto dalla curatrice, riflessione che poi prosegue negli altri sei contributi (Barontini e Bartolini, Busi Roncalinj e Pertusini, Rebaudengo, Giacometti, Addessi, Gaggiolo). Riprendendo il tema delle esperienze degli anni settanta, Giacometti sottolinea la necessità da parte degli educatori di interrogarsi su cosa significhi oggi musica contemporanea, etichetta ormai ancora più generica di musica classica. "Oggi, prendere atto della complessa pluristratificazione dei mondi musicali in cui siamo immersi significa innanzitutto cercare in ciascuno di essi, e nel rapporto dialettico che lo lega a ciascun altro, la chiave di volta per educare il bambino alla valorizzazione delle diversità, alla conoscenza dei modi in cui si affermano, alla ricerca di sintesi possibili in grado di arricchire la comunicazione simbolica" (p. 70). Un mare magnum affatto diverso, più post-moderno e meno facente capo a quei sistemi logici compatti (serialismo, aleatorietà e musica concreta) in cui si muovevano i compositori e gli educatori di trent'anni fa. Forse è perciò possibile inquadrare il rapporto tra musica contemporanea ed educazione musicale in una prospettiva in cui la non linearità dell'apprendimento e la necessità che l'alunno sia esso stesso costruttore della propria conoscenza all'interno di una società multiculturale viene coniugata con la sperimentazione linguistica e la molteplicità delle poetiche musicali del nostro tempo, comprese quelle in cui la contaminazione costituisce la matrice prima. Ad esempio il contributo di Barontini e Bartolini approfondisce il tema dell'attività di composizione da parte dei bambini (anche) come efficace strumento di sviluppo cognitivo, a partire dal riferimento alle più recenti riflessioni in ambito psicologico sulla non linearità dell'apprendimento. E perciò possibile delineare un percorso all'incirca dai tre ai dieci anni in cui i bambini passino gradualmente da un qui e ora, ossia dalla giustapposizione arbitraria di eventi musicali, alla conquista di una strutturazione del tempo musicale e conseguentemente di una capacità formale direttamente connessa allo sviluppo dei processi di categorizzazione e concettualizzazione, a partire dalla spinta motivazionale determinata da un'intenzionalità espressiva. Già nelle prime esperienze vi è la potenzialità di queste tappe, poiché "anche se la stesura della composizione avviene seguendo prevalentemente una successione lineare, i procedimenti messi in atto dai bambini non si limitano affatto a operare su frammenti isolati. L'intento comunicativo agisce da meccanismo unificatore>" (p. 16). Al contempo, l'idea di contaminazione musicale, non più in chiave esotica "ma come traduzione simbolica ed estetica di radici antropologiche profonde" (Giacometti, p. 70), costituisce un potente strumento di conoscenza dell'altro in un contesto di trasformazione della nostra società: "L'idea di cultura che soggiace a questo intento è quella che evidenzia i legami tra le cose, il rapporto che intercorre tra un oggetto e gli altri, la molteplicità come relatività. In un'ottica pedagogica ciò significa credere che l'identità derivi anche dalle interferenze cooperative o conflittuali e dai contatti che la storia ha creato con l'altro" (Busi Roncalini e Pertusini, p. 34). Anna Rita Addessi (a cura di), Le metamorfosi del suono, Quaderno della Siem, Serie Didattica, n. 15, EDT, Torino, 2000, pp. 119, s.i.p. Musica Domani - n.120 - Settembre 2001 |