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Ricordo bene il mio primo insegnante di Flauto, il quale amava ripetermi
con pazienza e intensità: "Gli studi sono una palestra, sono dei condensati
di difficoltà tecniche tratte dalla musica vera". Ne deducevo allora,
come oggi, almeno due cose:
primo, gli studi non sono musica "vera"; secondo, gli studi sono più difficili
della musica "vera".
In una seconda fase, lo stesso insegnante, venuto a contatto con la didattica
del nord Europa, mi spiegò con la stessa amabilità e pazienza che anche
attraverso lo studio della musica "vera" era possibile affrontare le difficoltà
tecniche dello strumento e che anticamente, anzi, ci si appropriava della
tecnica semplicemente suonando il repertorio.
Da allora
molte cose sono cambiate ed anche in Italia ha cominciato a diffondersi
l'idea che sia possibile imparare a suonare uno strumento suonando almeno
tanta musica "vera" quanti studi.
Il primo
merito della raccolta MIKA, otto quadri per tre flauti, del compositore
bresciano Antonio Giacometti (ed. Kookaburra, Parma, 1999, Lit. 23.000)
è proprio quello di contribuire alla letteratura didattica per flauto
traverso con una suite di brani che trae dalla finalità didattica l'occasione
per la realizzazione di un progetto musicale complesso ed ambizioso, che
mette insieme letteratura e immagini, le più recenti tecniche flautistiche
e interessanti "proposte di riflessione analitica". La musica s'inserisce
allora in un contesto espressivo vasto, arricchito di parole e di immagini,
così come d'altra parte tutte le pubblicazioni della collana Zirli, nella
quale Mika è inserito ("Abbiamo voluto creare uno spazio per partiture
che nascessero dall'incontro di diverse modalità espressive. (…) La presenza
contemporanea di più linguaggi tende all'espansione in più direzioni,
alla completezza e all'unità dell'espressione artistica", avvertono gli
editori).
Si tratta quindi di musica "vera", che tiene però conto della particolare
destinazione.
L'intero progetto è ispirato al libro di Jostein Gaarder C'è nessuno?
(edizioni Salani, Firenze) ed è indirizzato ad allievi-bambini del secondo-terzo
corso o ad un primo-secondo corso delle Scuole medie ad indirizzo musicale;
ogni quadro ha un titolo (Il cielo; Il giardino; La casa...etc.) ed è
accompagnato da una citazione dal libro, dalle bellissime illustrazioni
di Eva Feudo Shoo e da una proposta di riflessione analitica sulla musica
appena suonata, stimolata attraverso brevi e calibrate domande.
Questa pubblicazione permette al giovane studente di flauto di cimentarsi,
fin dai primi anni di studio, con un linguaggio musicale contemporaneo,
con la sua notazione e le sue tecniche; ma, come nelle composizioni "didattiche"
di Bartók o Hindemith, negli otto quadri di Mika la semplicità
che caratterizza la scrittura non va a scapito della capacità espressiva,
ne diviene anzi una risorsa. L'uso di colpi di chiave, glissati di quarti
di tono, frullati, gesti suono e di suoni cantati (suoni che vengono contemporaneamente
cantati e suonati con lo strumento) rendono "...l'esperienza del suonare
più ricca, completa e lontana dai luoghi comuni dell'ascolto e dello studio
strumentale tradizionali".
E a proposito dei suoni cantati e suonati contemporaneamente, abbiamo
qui un buon esempio di fusione fra esigenze espressive e finalità didattiche:
l'effetto che si ottiene cantando in un flauto è piuttosto conosciuto,
probabilmente più per merito dei Jethro Tull che per le sperimentazioni
del novecento; la finalità didattica è molto interessante ed stata attentamente
studiata e diffusa dal flautista e compositore statunitense Robert Dick.
Cantando e suonando contemporaneamente lo stesso suono, la gola dello
strumentista assume la forma ideale per favorire una piena risonanza di
tutti gli armonici; suonando solamente, ma con la gola atteggiata come
se cantasse, il suono dello strumento avrà una qualità ottimale. Questa
tecnica, chiamata "throat tuning", è stata sviluppata e sistematizzata
da Robert Dick e abbondantemente utilizzata nelle sue belle Flying Lessons,
Six Contemporary Concert Etudes.
Infine,
ma non meno importante, la possibilità di trasformare gli otto quadri
in una "micro opera", coinvolgendo magari i compagni di classe o l'intera
scuola, rende l'intero progetto capace non solo di offrire un'esperienza
musicale particolarmente significativa, ma l'occasione per realizzare
una produzione artistica di assoluto spessore.
Brescia
Musica N° 70, febbraio 2000, pag. 15
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